Un caso che fa riflettere sul rischio di sottovalutare il paziente ansioso nello studio odontoiatrico. E su chi, come le associazioni specialistiche, lavora per evitare che tragedie simili si ripetano.

Era il 26 settembre 2024. Gaia Pagliuca, 23 anni, sana, entrava nello studio dentistico Federici di Bastia Umbra per l’estrazione di un dente del giudizio. corrieredellumbria

La nostra povera Gaia non ne è più uscita. Tre giorni dopo, il 29 settembre, moriva in ospedale a Perugia, dopo un coma indotto da un arresto cardiaco avvenuto sulla poltrona dello studio. corrieredellumbria

In questi giorni di Aprile, la Procura di Perugia ha chiesto il rinvio a giudizio per i tre dentisti della famiglia Federici — padre e due figlie — accusati di omicidio colposo. corrieredellumbria

L’udienza preliminare è fissata per martedì prossimo.

Cosa è andato storto

La ricostruzione degli inquirenti è precisa e impietosa. La ragazza aveva appena pranzato, perché quella mattina l’estrazione non era prevista. open Un primo, grave segnale: un paziente che deve essere sottoposto a una procedura con anestetico avrebbe dovuto essere a digiuno, proprio per ridurre i rischi in caso di emergenza.

Secondo il pm, i tre dentisti hanno agito “in assenza di preparazione della paziente, senza procedere ad alcun esame strumentale come uno studio radiografico adeguato”, somministrando in un tempo ristretto quattro fiale di anestetico tronculare da 1,8 ml e ulteriori due fiale di anestetico intralegamentoso da 1,7 ml perché le prime iniezioni non avevano sortito l’effetto desiderato. corrieredellumbria

La consulenza tecnica della procura spiega che la mancata efficacia dell’anestesia tronculare era probabilmente dovuta a un’esecuzione tecnica non adeguata o ad alterazioni anatomiche, e che proprio in assenza di una radiografia adeguata era più probabile che si verificasse quel fallimento terapeutico. open

Il risultato fu devastante: il sovradosaggio di anestetico provocò nella paziente spasmi e perdita di conoscenza da arresto cardiocircolatorio riconducibile a tossicità sistemica da riassorbimento di anestetici locali. corrieredellumbria

Il defibrillatore c’era, ma non è stato usato

I tre dentisti tentarono di gestire l’arresto cardiaco con massaggi e insufflazioni sulla poltrona odontoiatrica — e non su un piano rigido, come impone il protocollo — durante i quali si verificò il rigurgito del bolo alimentare. Il defibrillatore era presente nello studio ma non venne utilizzato. open

Secondo i consulenti della procura, il defibrillatore avrebbe potuto riportare il ritmo cardiaco a condizioni di normalità prima dell’arrivo dei soccorsi. L’intervento del 118 fu invece corretto: i sanitari somministrarono l’antidoto all’anestetico locale e trasportarono la ragazza in elisoccorso all’ospedale di Perugia. Ma era troppo tardi. open Le conseguenze del prolungato arresto cardiaco, durato circa un’ora, furono fatali.

Un dettaglio che cambia tutto: Gaia aveva paura

C’è un elemento che emerge dalla consulenza tecnica e che pochi hanno sottolineato a sufficienza. Gaia Pagliuca aveva già manifestato la sua paura e agitazione ai dentisti stessi, prima ancora della prima estrazione. Era stata accompagnata dal padre proprio per questo motivo. open

Questo dettaglio è cruciale. Una paziente ansiosa, con una storia di paura del dentista, che si presenta non a digiuno per un intervento non pianificato, avrebbe dovuto far scattare un protocollo di attenzione diverso. Non è stata valutata adeguatamente; non è stata preparata; non è stata protetta.

Il punto di vista dell’odontoiatria speciale

È esattamente questo tipo di scenario che associazioni come la IASDA (International Association of Special Dentistry and Anesthesiology) cercano di prevenire con la ricerca, la formazione e la diffusione di protocolli sicuri.

Il concetto chiave è quello di appropriatezza delle cure. La letteratura scientifica in materia di Special Care Dentistry insegna che non tutti i pazienti possono essere trattati allo stesso modo nello studio odontoiatrico convenzionale. I pazienti ansiosi o con scarsa tolleranza allo stress — anche se non affetti da disabilità conclamata — rientrano in una categoria che richiede un approccio differente.

Come documentato nel manuale pratico di Odontoiatria Speciale dei professionisti del gruppo Gallottini & Partners, la paura e l’ansia dentale hanno una prevalenza del 27,7% nella popolazione adulta italiana: quasi 3 persone su 10. In questi pazienti, l’anestesia locale può fallire più facilmente — per alterazioni anatomiche, per la tensione muscolare, per stati infiammatori — e la gestione di un’emergenza si complica enormemente se il setting non è adeguato.

Per i pazienti con queste caratteristiche, il protocollo corretto prevede una valutazione pre-operatoria approfondita, un videat anestesiologico, esami strumentali adeguati e — nei casi più complessi — il trasferimento delle cure in un setting di sala operatoria, dove è presente un team multidisciplinare con anestesista dedicato, strumenti di monitoraggio avanzato e tutti i dispositivi di emergenza immediatamente disponibili e operativi.

La sedazione endovenosa profonda in respiro spontaneo o l’anestesia generale, eseguite in ambiente protetto, non sono un lusso: sono la risposta clinicamente appropriata per chi non può essere trattato in sicurezza con la sola anestesia locale nello studio.

Noi pensiamo che questa (come altre) sia una tragedia che si poteva evitare!

Il caso di Gaia Pagliuca è una tragedia evitabile a più livelli. Evitabile con una radiografia. Evitabile con il rispetto delle linee guida sul dosaggio degli anestetici. Evitabile con il defibrillatore in mano. Evitabile — forse — anche con una diversa valutazione iniziale della paziente, che aveva paura e lo aveva dichiarato.

La spregiudicatezza con cui certi professionisti affrontano procedure potenzialmente rischiose senza le necessarie precauzioni è un problema sistemico che va oltre il singolo caso. La formazione, i protocolli, la cultura della sicurezza in odontoiatria non sono burocrazia: sono la differenza tra tornare a casa e non tornare più.

Gaia aveva 23 anni e nessuna malattia. Meritava cure appropriate. E lo meritano tutti i pazienti.


Fonti: Corriere dell’Umbria, Open Online. I procedimenti penali citati sono in fase di udienza preliminare e gli imputati sono da considerarsi innocenti fino a eventuale sentenza definitiva.